Sulle orme di Francisco de Orellana, cercando l’Eldorado

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Un viaggio avventuroso ed emozionante ripercorrendo i grandi fiumi che navigò Francisco de Orellana attraversano Ecuador, Perù e Colombia fino ad arrivare al confine con il Brasile, alla scoperta del Rio delle Amazzoni.

Testo e foto di Riccardo Gallino | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Puerto Francisco de Orellana, Ecuador ©foto di Riccardo Gallino/Latitudes

Dopo aver accompagnato Francisco Pizarro alla conquista del Perù, nelle vesti di esploratore Francisco de Orellana si sposta ad est di Quito e superate le Ande si inoltra nella foresta amazzonica alla ricerca del mitico Eldorado. Sfruttando tutti i fiumi navigabili arriverà al Rio delle Amazzoni, che battezzerà così al seguito dell’incontro con indigene bellicose al pari delle guerriere della mitologia greca, raggiungendone l’estuario nel 1542. Non arrivò mai a trovare Eldorado, ma le cronache ci raccontano nello scritto “Relacion del nuevo descubrimento del famoso Rio Grande que descubrió por muy gran ventura el Capitan Francisco de Orellana” di una grande missione esplorativa lungo un percorso affascinante. Percorso che oggi si può rivivere in maniera meno avventurosa ma non priva di emozioni nella sua parte più remota, seguendo gli stessi grandi fiumi che attraversano Ecuador, Perù e Colombia fino ad arrivare al confine con il Brasile. Il lungo viaggio che si snoda per migliaia di km ha il suo ideale punto d’inizio proprio nella cittadina di Puerto Francisco de Orellana, ora ribattezzata Coca, a 10 ore di bus dalla capitale ecuadoregna Quito.

Nuevo Rocafuerte, l’ultima località dell’Ecuador prima di passare la frontiera col Perù ©foto di Riccardo Gallino/Latitudes

È l’ultimo avamposto civilizzato dove si incontrano mezzi dotati di motore a scoppio, prima di inoltrarsi lungo il Rio Napo che ci accompagnerà fino alla sua confluenza, dopo 800 km di navigazione nei pressi di Iquitos, con il Rio delle Amazzoni. Nonostante sia sulla carta solo una frazione di questo, navigandolo all’interno il Rio Napo appare dalle dimensioni ragguardevoli, e del resto il suo corso viene tenuto in grande considerazione dalle due nazioni che lo condividono, considerandolo come importantissima risorsa per il traffico commerciale. Come purtroppo già visto altrove nel mondo la presenza di un grande fiume navigabile unita all’avanzamento tecnologico in tempi moderni ha causato più danni che benefici alla foresta circostante che, da rigogliosa ai tempi dei conquistadores, oggi risulta popolata sulle rive solo da vegetazione secondaria, vittima di una eccessiva deforestazione. Dopo una giornata di navigazione si attracca nel paesino di Nuevo Rocafuerte, tappa obbligata per espletare le formalità al locale ufficio immigrazione. A poca distanza si trova il confine con il Perù e questa è l’ultima occasione per farsi vidimare il passaporto con un timbro di uscita dall’Ecuador. Pur essendo una classica cittadina di frontiera dedita a pesca e scambi commerciali, è popolata durante la giornata soprattutto da giovani studenti che frequentano qui il la scuola più importante della regione.

Parco Yusni, Ecuador ©foto di Riccardo Gallino/Latitudes

Poco prima del confine il Rio Napo va ad incontrare il Rio Yasuni, ed è proprio risalendo questo corso d’acqua che ci si addentra nell’omonimo parco nazionale. Contrariamente ad altre aree della foresta amazzonica dove si presenta più rarefatta, qui la vegetazione è ancora ricca e folta conservando le caratteristiche di una vera foresta pluviale. Il parco Yasuni è popolato da un enorme quantità di mammiferi, anfibi, pesci e rettili oltre ad un’infinità di artropodi, perciò è  considerato uno dei luoghi più ricchi di biodiversità di tutto il pianeta, tanto che  nel 1989 l’UNESCO lo promuove a riserva della biosfera. In questo parco trovano riparo 600 specie di uccelli (un terzo rispetto al totale delle specie presenti in tutta l’amazzonia) e diventa paradiso del birdwatcher già durante le prime ore del mattino, quando navigando silenziosi tra i canali ancora dominati dalla nebbia si apre lo spettacolo del risveglio della natura. Nella laguna al centro del parco  tra le 400 specie di pesci dalle dimensioni generose e forme bizzarre il più pescato , almeno dai visitatori, è il piranha, mentre tra le 100 specie di rettili catalogate sicuramente quello maggiormente popolare risulta il caimano : i più giovani vengono catturati con perizia, afferrandoli per la coda, dalle guide naturalistiche locali , facendo poi provare ai turisti l’ebrezza di tenerlo tra le mani per sentirsi dei nuovi Mr. Crocodile Dundee.

Il Rio Napo segna il confine fra Ecuador e Perù. Qui vivono gli indigeni Huaorani. ©foto di Riccardo Gallino/Latitudes

Il parco Yasuni per la nazione ecuadoregna, oltre che grande tesoro naturalistico, risulta però anche enorme forziere economico: quest’ area conserva il 20% delle riserve petrolifere ed è così da sempre testimone di lotte tra poteri forti intenzionati a sfruttarla, dietro promesse di miglioramento delle condizioni economiche del paese, e ambientalisti votati a preservare l’ambiente intatto. A margine dei due schieramenti rimangono gli indigeni Huaorani, che popolano aree del parco in un volontario isolamento sempre più difficile da attuare. In una situazione di apparente isolamento, tradita però dalla presenza dei capi d’abbigliamento di foggia moderna con immancabili brand, vivono anche le popolazioni di etnia secoya. Arroccati in villaggi di palafitte per sfuggire alle soventi piene del fiume, sono dislocati in pochi accampamenti che raccolgono solo un migliaio di persone sulle rive ecuadoregne e peruviane del Rio Napo. Benché queste popolazioni prediligano una vita isolata rispettosa della loro tradizione dialogando nel loro tipico linguaggio Pai Coca, il governo peruviano fornisce loro gli strumenti per non rimanere del tutto distaccati dal mondo, come testimoniato anche dalla presenza moderne radio a onde medie per tenere i contatti tra i villaggi e fornire una istruzione basica ai bambini. Gli elementi strutturali delle capanne vengono poi spesso integrati con legname e lamiere metalliche di fornitura statale, al fine di limitare la tradizionale operazione di massiccio disboscamento necessaria per recuperare i materiali da costruzione.

Le popolazioni Kichwas vivono ai lati del Rio Napo in palafitte di legno ©foto di Riccardo Gallino/Latitudes

Se le abitazioni secoya sono basilari, le capanne sperdute nella foresta ai lati del fiume popolate da famiglie di etnia kichwas sono talvolta ancora più spartane e fatiscenti. Sono sempre costruite su palafitte ma talvolta prive anche solo di solide pareti al livello superiore, lasciando l’unica stanza in balia degli elementi o degli animali, con unici arredi fissi costituiti da qualche amaca e un fornello a lega per la cucina. Spesso in condizioni di estrema povertà, il reddito famigliare si basa sulla pesca, allevamento di animali da cortile o coltivazione della yucca con cui si preparano delle focacce, loro fonte di cibo principale. L’economia funziona ancora con il baratto di generi di prima necessità, con uso del denaro sostanzialmente sconosciuto. Lungo le rive del fiume talvolta gruppi di famiglie si raggruppano in un villaggio, dove le condizioni di vita sono più decorose con presenza di servizi basilari quali scuole, comunicazioni o energia elettrica.

Nave della Marina Militare Peruviana trasformato in ospedale galleggiante. ©foto di Riccardo Gallino/Latitudes

Lungo il Rio Napo tra questi agglomerati troviamo una grande imbarcazione, che solo apparentemente può essere scambiata per un trasporto di linea. Si tratta di una nave della marina militare peruviana adibita ad ospedale galleggiante, dove a bordo si trovano anche farmacia, banca, anagrafe e vari uffici ministeriali. L’imbarcazione si sposta lungo il fiume sostando ciclicamente nei principali villaggi, per permettere anche alla popolazione che risiede nelle aree più remote, e che difficilmente riuscirebbe a compiere grandi spostamenti solo con le piccole imbarcazioni peke-peke, di raggiungere i servizi statali essenziali, spesso ubicati solo nei centri abitati principali. La presenza della banca è poi di notevole aiuto per i lavoratori statali, che possono evitare di spendere giorni di viaggio per ottenere il proprio stipendio lasciando sguarnite scuole ed uffici.Dopo una iniziale diffidenza dei locali la nave eroga prestazioni mediche nell’ordine delle decine di migliaia ogni anno, raggiungendo le 5000 persone che popolano i villaggi rurali sulle sponde peruviane del Rio Napo.

IL campo di calcio del villaggio di Santa Clotilde, Perù. ©foto di Riccardo Gallino/Latitudes

Costituita da un insieme di casupole basse che si inerpicano su di una collina, lungo il percorso appare timida la cittadina di Santa Clotilde. Per un visitatore esterno non ha molte attrattive, ed infatti anche le strutture ricettive sono adatte solo ai locali o a viaggiatori dalle poche esigenze. Per la popolazione è un centro di aggregazione importante, avendo nella zona alta del paese, scuole e collegi, istituti religiosi e un completo ospedale fisso. Visto poi che anche il divertimento vuole la sua parte, a S. Clotilde è presente uno spazioso campo da calcio utilizzato per i tornei tra le squadre dei villaggi sparsi per il fiume, con eventi che catalizzano l’attenzione della popolazione che in questa area remota non trova troppi motivi di svago.

Iquitos è l’ultimo paese sulla sponda peruviana nel cuore della foresta. ©foto di Riccardo Gallino/Latitudes

Il Rio Napo dopo aver disegnato una tortuosa ultima curva ci abbandona nei pressi di Iquitos, ultimo paese sulla sponda peruviana nel cuore della foresta. La cittadina è popolosa e traboccante di vita, specialmente nella passeggiata dove si catalizzano le attività commerciali più turistiche e dove non mancano i riferimenti alla storia del fiume, come testimoniato dalla grande barca passeggeri qui arenata da tempo immemore e ormai diventata parte integrante della scenografia. Con un’imbarcazione più moderna ma simile a questa si ricomincia a navigare in direzione dell’avamposto colombiano di Leticia al confine con il Brasile, ma questa volta immersi nella maestosa estensione del Rio delle Amazzoni. Lungo il percorso di dieci lunghe ore si incontra il centro abitato di Puerto Narino, che emerge tra selva monotona e ripetitivi villaggi come una piacevole sorpresa: un’oasi civilizzata e rispettosa dell’ambiente. Superato il pontile ci si perde tra le abitazioni in legno colorate, collegate da stradine strette adibite al solo traffico pedonale. In tutto il paese esiste solo un mezzo a motore, adibito unicamente al trasporto dei malati nell’ospedale dislocato in cima all’abitato e alla raccolta dei rifiuti. La raccolta differenziata e la sostenibilità ambientale ricoprono una priorità importante per la gestione del paese anche se non manca l’elettricità, benchè presente in maniera discontinua, e gli onnipresenti collegamenti telefonici cellulari. Nelle poche strutture ricettive manca invece del tutto il wi-fi, ma si finisce presto di sentirne la mancanza lasciandosi dondolare sulle amache, circondati dai rumori della foresta che prova ad avvinghiarsi tra le abitazioni. Basta scendere ancora di 60 chilometri lungo il fiume e sbarcare a Leticia per rimpiangere il rumoroso silenzio della selva, sostituito da assordanti motorini  e tuc-tuc che accolgono il visitatore appena sbarcato nel porto. Attorno al porto si sviluppano la zona del colorato mercato ortofrutticolo con le due arterie principali popolate dalle strutture commerciali, dove non mancano supermercati e negozi di souvenir. La vocazione turistica è tradita dalla presenza delle numerose agenzie turistiche che propongono avventurose escursioni nella giungla, come pure dal moderno aeroporto in fase finale di costruzione , che diverrà il gateway principale ed esclusivo per l’accesso alla foresta amazzonica colombiana.

A Leticia si trova il Guzzino più vecchio della Colombia, portato qua negli anni 50 da un sacerdote italiano e restaurato da meccanici locali. ©foto di Riccardo Gallino/Latitudes

Per apprezzare meglio natura e tradizioni locali è presente in pieno centro paese un museo etnografico adiacente alla vivace biblioteca, sempre popolata da anziani e giovanissimi che qui si ritrovano. Nell’adiacente parco Santander alle 5.00  del pomeriggio si danno appuntamento  migliaia di pappagalli per un concerto che saluta puntuale la fine della giornata. Sul lato orientale di Leticia, a poca distanza dal confine ecuadoregno lungo il fiume ,  solo una strada a doppia corsia divide il paese colombiano dalla sua controparte brasiliana Tabatinga. Sconfinare è tanto immediato da non risultare nemmeno emozionante , come invece capita spesso nelle frontiere via terra dei paesi sudamericani. Qui sicuramente qualche turista poco informato non si accorgerebbe  nemmeno di aver cambiato nazione. Vista la particolarità di questo crocevia di tre nazioni in uno stretto cuneo avvinghiato nella selva amazzonica, con confini non tracciati e controlli quasi inesistenti, le autorità competenti si sono accordate permettendo lo sconfinamento temporaneo privo di timbri di uscita ed entrata sul passaporto per un massimo di 24 ore, allo scadere delle quali però seguono salate multe per i trasgressori. Se appena sbarcati sul molo Leticia ci ha accolto con la dinamicità del traffico ed esuberanza di colori, nella sua area di confine Tabatinga si presenta invece con l’aspetto più squallido delle favelas a cui associamo spesso le metropoli brasiliane. Da qui in poi il Rio delle Amazzoni ci accompagnerà fino a Manaus e oltre, raccontandoci tutta una nuova storia ma rimanendo circondato dal solito panorama che al tempo di Francisco de Orellana era sicuramente sfolgorante di natura, ma purtroppo oggi ci risulta troppo spoglio di verde.

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Testo e foto di Riccardo Gallino | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

INFO UTILI

Informazioni : Ente turismo Equador, Ente turismo Peru , ente turismo Colombia

Come arrivare: Voli su Bogota e Quito con i principali vettori dalle città italiane con scalo intermedio a seconda della compagnia scelta. Voli interni con Avianca e Latam per tutte le principali destinazioni del sud America.

Quando andare – Clima: clima caldo e umido costante durante tutto il periodo dell’anno. Stagione più secca nei mesi di giugno-settembre nella regione degli altipiani

Dove dormire: Nelle grandi città presenti alberghi di tutte le categorie. Nei piccoli centri nella regione amazzonica le strutture ricettive sono estremamente spartane molto al di sotto di qualsiasi standard europeo o del tutto assenti, costringendo ad accamparsi in tenda o chiedendo ospitalità nelle capanne dei locali.

Dove mangiare: nei grandi centri ristoranti anche di buona qualità presenti ovunque. Nei villaggi nella regione amazzonica attività di ristorazione anche basiche sono difficili da trovare se non del tutto assenti, ma molto facile in compenso pescare piranha lungo tutti fiumi.

Fuso orario: Differenza di -6 ore rispetto all’Italia, -7 ore quando in Italia è in vigore l’ora legale

Documenti: passaporto con validità residua di almeno sei mesi per soggiorni inferiori ai 90 giorni, biglietto aereo di ritorno

Vaccini: per ingresso in/da Equador e Perù da frontiera amazzonica obbligatoria febbre gialla, epatite A e B, tetano e consigliata profilassi antimalarica

Lingua : spagnolo

Religione: cattolica, animista

Valuta: Peso colombiano (COP), dollaro americano in Equador, SOL peruviano

Elettricità: 110v con prese di tipo americano

Telefono (prefisso e copertura mobile): Colombia 0057 , Equador 0059, Peru 0051. Wifi diffuso in strutture ricettive e ristoranti,  tranne nella regione amazzonica

Abbigliamento: Vestiti leggeri e facilmente asciugabili visti gli inevitabili acquazzoni quotidiani

Shopping: amache, borse e abbigliamento dai colori vivaci nel grande mercato di Otavalo in Equador

Suggerimenti: Letture consigliate I fiumi scendevano a oriente di L. Clarck

Eventi: la Settimana Santa che precede la domenica di Pasqua viene celebrata con processioni religiose molto pittoresche in tutto l’Equador

 

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